OSTEOPATIA

L’Osteopatia è un metodo di valutazione e trattamento manuale.

Si basa su una approfondita conoscenza dei rapporti anatomici, dei processi fisiologici e patologici delle strutture che costituiscono l’organismo umano. Per questo sarebbe più corretto parlare di “Medicina Osteopatica“, come avviene negli Stati Uniti.

Principi e filosofia

L’approccio osteopatico si differenzia da quello terapeutico convenzionale per il modo di analizzare e valutare il sintomo del paziente.

Tale approccio si basa su tre principi fondamentali:

1. il corpo è un’unità: la persona è l’insieme di corpo, mente e psiche;

2. il corpo è capace di autoregolarsi e ha in sé la capacità di autoguarigione;

3. struttura e funzione sono interdipendenti (cioè si influenzano a vicenda: se la struttura è alterata, lo sarà anche la funzione e viceversa).

Su questi tre principi si struttura “il modo di ragionare osteopatico”.

Il trattamento osteopatico deve essere una razionale applicazione pratica di questi principi attraverso la valutazione, il ragionamento e il lavoro manuale dell’Osteopata.

1. Il primo punto stabilisce un concetto semplice, talvolta, purtroppo, messo in discussione dalla medicina allopatica.

Sappiamo che i vari sistemi comunicano fra loro e si influenzano reciprocamente (si vedano le scoperte della psiconeuroendocrinoimmunologia), sia attraverso i sistemi neurologico, endocrino e vascolare, sia attraverso il tessuto connettivo (che, per l’appunto, connette, collega). Tutte le strutture, non solo quelle dello scheletro, sono avvolte da tessuto connettivo; ciò fa sì che ci sia una continuità fra strutture distinte e apparentemente indipendenti fra loro. L’utilità pratica di questo principio sta nel fatto che, se vediamo il corpo come un’unica entità, riusciamo a capire meglio i meccanismi di adattamento che questo mette in atto quando c’è un problema.

Per fare un esempio: in seguito a un incidente con colpo di frusta, una persona può lamentare un dolore al collo.

Dopo qualche mese, può accusare un dolore in regione lombare che non viene messo in relazione all’incidente, ma che, invece, è legato ad un meccanismo di adattamento che il corpo ha attuato dopo il trauma, attraverso i nervi, i muscoli e le fasce. Per cui la zona più “debole” è diventata quella lombare. Ovviamente, poiché ogni individuo reagisce in modo diverso, l’adattamento può crearsi in molte altre parti del corpo.

2. Il secondo principio dell’Osteopatia riguarda la capacità del corpo di conservare un proprio equilibrio interno (omeostasi).

Oggi sappiamo che, attraverso il sistema endocrino (ormonale) e quello nervoso, nel nostro corpo sono continuamente all’opera meccanismi di autoregolazione che servono a mantenerci in buona salute. Secondo Still, il “padre” dell’Osteopatia, “all’interno del corpo c’è la capacità di mantenere il proprio equilibrio psicofisico. Se questa capacità viene riconosciuta e normalizzata, la malattia può essere sia prevenuta che curata”.

Il vero scopo del trattamento osteopatico è dunque quello di dare al corpo la possibilità di trovare il migliore stato di adattamento possibile.

Trovare la salute deve essere il fine del dottore. Chiunque può trovare la malattia”.

3. Il terzo principio spiega come l’Osteopatia possa aiutare a ritrovare il proprio stato di salute.

Se la struttura e la funzione sono intimamente collegate, è chiaro che una alterazione della struttura causerà anche una alterazione della funzione che questa esplica, con ripercussioni anche su altre parti del corpo collegate sia funzionalmente che meccanicamente.

L’Osteopata interviene correggendo il problema della struttura, con un effetto positivo sulla funzione e sui disturbi correlati.

Per tornare all’esempio dell’incidente, l’Osteopata non si limiterà a trattare la regione lombare, ma valuterà le strutture che possono aver risentito negativamente del trauma subito, come ad esempio la regione cranio-cervicale, ma anche la regione toracica oppure la regione sacro-coccigea.

La disfunzione somatica

Analizzando i principi base dell’Osteopatia, si capisce che la logica del trattamento osteopatico è di ottenere un cambiamento nel corpo agendo sulla struttura: l’Osteopata interviene laddove abbia ravvisato una alterazione che, a suo parere, influenza negativamente alcune funzioni locali e generali.

Questa “alterazione” della struttura viene definita “disfunzione somatica”.

La disfunzione somatica si manifesta come una anormale ampiezza di movimento di un’articolazione, di un muscolo, di una fascia connettivale, di un viscere, quasi sempre collegata a un’alterazione della qualità di quel tessuto.

L’Osteopata individua le disfunzioni attraverso test di mobilità attiva e/o passiva, generali e specifici, sulle singole strutture; a questi si aggiunge la valutazione palpatoria dei tessuti, che serve a capire se ci sono zone di fibrosi, contratture, alterazioni della mobilità delle fasce o dei visceri.

Spesso la causa principale di una disfunzione osteopatica è un trauma – non solo meccanico, ma inteso anche come un insulto chimico ad esempio – che determina, in modo sia diretto sia indiretto, varie conseguenze: riduzione di mobilità delle articolazioni interessate; compressione o trazione dei tessuti molli con reazione infiammatoria locale; irritazione delle fibre nervose legate al dolore (nocicettive). Se i meccanismi indotti dal trauma permangono nel tempo, causano la disfunzione.

Il trauma come primo evento è un esempio facile da comprendere, ma in realtà le possibili cause di disfunzione somatica sono numerose e non necessariamente di natura meccanica.

La visita

Nella visita si possono distinguere diverse fasi: la prima è di conoscenza del paziente; poi c’è una fase di osservazione e di valutazione palpatoria; infine la fase di trattamento.

La prima fase consiste appunto nella conoscenza del paziente, che si esplica con domande relative al motivo della visita e alla storia clinica mediante le quali si ricavano informazioni utili ai fini del trattamento. Di solito l’Osteopata si sofferma sui traumi fisici subiti nel corso della vita perché questi possono essere causa di disfunzioni somatiche; altri eventi importanti possono essere gli interventi chirurgici subiti, i lavori dentali eseguiti o in corso, le attività sportive, il tipo di lavoro.

Si chiedono informazioni sul parto, soprattutto per problemi riguardanti bambini o adolescenti.

Nella seconda fase c’è l’osservazione del paziente. L’Osteopata in questo momento si occupa dell’aspetto “meccanico” dell’individuo, valuta cioè l’assetto posturale, cioè “la struttura”, per capire come sta avvenendo “la funzione”, in linea con il terzo principio dell’Osteopatia (quindi è una valutazione che si differenzia completamente dall’approccio medico). Si rilevano eventuali asimmetrie, la posizione di alcune parti del corpo e il modo in cui il paziente sta in piedi; si può inoltre chiedere al paziente di eseguire alcuni movimenti per valutarne l’ampiezza.

In relazione all’età, all’esigenze del singolo individuo e al motivo di consulto, l’Osteopata predilige determinati test: la visita di un neonato sarà completamente diversa da quella di un atleta.

Segue poi la valutazione.

La valutazione palpatoria si esegue con test attivi o passivi: nel primo caso è il paziente a eseguire dei movimenti di uno o più parti del corpo, mentre nel secondo è l’Osteopata a muovere una parte del corpo, per esempio una vertebra, per valutarne la qualità di movimento e la posizione. Lo scopo è quello di valutare la mobilità e la qualità tissutale; tale valutazione si può eseguire con il paziente seduto, supino o prono. La valutazione della mobilità articolare può riguardare tutte le articolazioni del corpo, anche se l’attenzione maggiore di solito è rivolta alla colonna vertebrale; altre valutazioni riguardano lo stato di tensione delle fasce, la mobilità viscerale e tutto ciò che riguarda l’ambito cranico. Si dice che le dita dell’Osteopata devono “sentire, pensare e vedere”: un modo per affermare che la palpazione è il mezzo di valutazione più importante.

Il trattamento

Il trattamento (ma come abbiamo visto anche la valutazione e il ragionamento alla base del trattamento)  tiene conto dei principi a cui si ispira l’Osteopatia, per questo talvolta risulta difficile da comprendere per chi è abituato a un approccio esclusivamente sintomatologico.

Un esempio clinico può chiarire questo aspetto: un uomo di 40 anni lamenta dolore alla regione lombare da qualche mese, e nella sua storia clinica riporta un trauma al sacro un anno prima.

Durante la visita l’Osteopata rileva una rigidità della regione lombare, ma soprattutto una forte limitazione di mobilità dell’osso sacro.

Secondo un approccio sintomatologico, quindi rivolto all’eliminazione del dolore, a questo punto la terapia sarebbe rivolta alla regione lombare.

Invece, secondo mettendo in pratica i principi della filosofia osteopatica, l’Osteopata procede con un trattamento che ridà al sacro la possibilità di muoversi rispetto alle ossa iliache.

In questo modo risolve il problema alla radice: la risoluzione definitiva del sintomo avviene in maniera spontanea, poiché la regione lombare non deve più compensare la rigidità del bacino, conseguente al trauma.

Il paziente in questione avrebbe potuto lamentare anche un dolore al collo, sempre ad una certa distanza di tempo dal trauma sul sacro, ma l’Osteopata avrebbe individuato, allo stesso modo, nella disfunzione somatica del sacro, la causa scatenante il dolore, magari in associazione a una tensione sotto la nuca.

Nei due casi dell’esempio, quindi, anche se la persona lamenta una volta dolore lombare, un’altra dolore cervicale, la causa è la stessa, e quindi anche il trattamento potrà essere il medesimo.

 Il trattamento osteopatico può essere eseguito nella zona sintomatica, ma più spesso viene effettuato sulla zona che si ritiene essere la causa del sintomo. Tale zona può essere un’articolazione (o più articolazioni), un viscere, un muscolo con la sua fascia di rivestimento.

Non sempre il lavoro è rivolto ad una zona specifica: può essere un trattamento più globale, che riguarda zone diverse, per esempio rivolto alle fasce di un arto e/o alle strutture ossee e membranose del cranio.

Il numero di trattamenti da fare e l’intervallo fra le sedute è del tutto individuale e dipende dalle valutazioni che l’Osteopata ha fatto nel corso della prima visita.

In genere tra una seduta e l’altra si lascia un intervallo di tempo tale che il corpo abbia modo di reagire al trattamento (per elaborare le informazioni date in seduta).

Può succedere che dopo la seduta osteopatica si verifichi un temporaneo peggioramento dei sintomi, a volte senso di stanchezza o dolori diffusi. Tali sintomi rappresentano le reazioni del corpo al trattamento, e non vanno considerati in senso negativo; una volta passati, il corpo trova un nuovo equilibrio e un miglioramento complessivo del suo stato di benessere.

Osteopatia e manipolazioni

A scopo puramente esplicativo, si sottolinea che è sbagliato associare la manipolazione vertebrale al trattamento osteopatico.

L’Osteopata ha a sua disposizione un’ampia gamma di tecniche per agire su articolazioni, tendini, legamenti, muscoli, fasce aponeurotiche, nervi, visceri, ossa del cranio: ogni struttura richiede un approccio diverso, che varia in funzione delle caratteristiche del paziente.

La descrizione completa delle varie modalità tecniche esula da questa trattazione.

Finalità terapeutiche

A differenza del modello seguito dalla medicina allopatica, rivolto esclusivamente alla individuazione della malattia e alla cura del sintomo, l’Osteopatia costituisce un approccio salutogenico, volto cioè al ripristino dello stato di salute.

Il concetto di “salutogenesi” riconosce la salute come assenza di malattia e presuppone che tutte le persone siano più o meno sane e più o meno malate: l’obiettivo è capire in che modo un individuo può diventare più sano o meno malato.

L’Osteopatia si occupa soprattutto del modo in cui la biomeccanica del sistema muscoloscheletrico interagisce con il funzionamento di tutto il corpo e sostiene tale funzionamento promuovendo le naturali capacità di adattamento e di autoguarigione intrinseche dell’organismo. 

In questo modo contribuisce al miglioramento dello stato di salute.

Indicazioni

L’Osteopatia è conosciuta soprattutto per i benefici che apporta nelle problematiche di tipo osteo-articolare e muscolare:

– nei dolori alla colonna vertebrale (mal di schiena, mal di testa, dolore al collo), nei dolori muscolari e articolari; negli esiti di traumi contusivi e distorsivi, dopo un colpo di frusta; in alcune forme di cefalee; in alcune forme di nevralgia (per esempio la sciatalgia o le cervicobrachialgie).

Ma può essere d’aiuto in tante altre situazioni:

– per problemi posturali legati alla professione o alla attività sportiva che si svolge.

– in caso di disturbi viscerali, come gastrite, reflusso gastroesofageo, spasmi dolorosi da colon irritabile, dolori mestruali, cistite, asma…

– in caso di disturbi vaghi, che non hanno una causa apparentemente chiara (stanchezza cronica, senso di testa vuota, sensazione di “non essere in asse”, dolori migranti ecc.). L’Osteopata può essere efficace in questi casi, lavorando soprattutto sul riequilibrio del sistema nervoso autonomo.

– nei disturbi che riguardano il cranio: sinusite, otite, vertigini, emicrania…

L’Osteopatia può avere anche funzione preventiva, in particolare nella prima infanzia, o nella donna in gravidanza che vuole gestire al meglio gli ultimi mesi di gestazione, o nello sportivo che vuole ridurre il rischio di infortuni e migliorare la performance atletica.

Osteopatia neonatale e pediatrica

Come già accade in strutture dedicate (Meyer di Firenze, San Pietro o Bambin Gesù di Roma), il trattamento può iniziare fin dal primo giorno di vita, semplicemente a scopo preventivo.

Questo intervento tempestivo aiuta il neonato a gestire meglio quei piccoli problemi che però incidono molto sul vivere quotidiano del bambino e dei neo-genitori, come ad esempio disturbi del sonno, irrequietezza senza motivi apparenti, coliche addominali.

L’intervento dell’Osteopata trova inoltre indicazione in età neonatale in caso di Plagiocefalia: questo termine descrive una distorsione del cranio del bambino, che presenta una asimmetria, con un appiattimento monolaterale della squama occipitale, con una prevalenza che va dal 5% al 48% nei neonati sani. Oltre a ciò può essere evidente:

  • Una protrusione della bozza frontale dallo stesso lato
  • Una prominenza della guancia
  • La dislocazione anteriore dell’orecchio monolaterale
  • Asimmetrie del volto

Lo sviluppo di questa condizione è spesso legato ad un parto prematuro, al grado di sviluppo intrauterino del feto, al mantenimento della posizione supina del bambino durante il sonno. Spesso è associato a torcicollo miogeno.

L’Osteopata agisce sul cranio attraverso tecniche molto dolci, promuovendo l’allineamento della testa con la colonna vertebrale e in relazione al bacino, e lo sviluppo armonioso del cranio, del volto e delle suture craniche.

Nel bambino fino all’adolescenza il ricorso all’Osteopata è invece indicato in seguito a un trauma, per dolori muscolari o articolari e alterazioni posturali, in sinergia con gli altri professionisti della salute pediatrica.

Osteopatia in gravidanza

Nel corso della gravidanza la crescita dell’utero modifica le linee antigravitarie e il corpo si adatta modificando la propria postura. Se la madre presenta disfunzioni antecedenti sarà più difficile adattarsi ai cambiamenti legati alla gravidanza, e ciò favorirà la comparsa di lombalgia, dolori agli arti inferiori e altri disagi.

Il trattamento osteopatico può aiutare il corpo a trovare un adattamento più confortevole e a rendere il periodo di gestazione più sereno.

Oltre all’aspetto posturale, occorre pensare anche al momento del parto, nel corso del quale le articolazioni e i muscoli del bacino sono sottoposti a un forte stress meccanico. In presenza di antecedenti traumatici, come per esempio un trauma al coccige, una cicatrice dell’episiotomia o da cesareo, questo momento può essere ulteriormente delicato.

Il trattamento, in questo caso, ha una funzione preparatoria e mira ad offrire alla futura madre la migliore possibilità adattativa del perineo, del diaframma, del bacino e della colonna vertebrale, sia da un punto di vista meccanico che funzionale.

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